La chiesa di Santa Croce a Padova e l'Oratorio del Redentore

Le Chiese di Padova
Caratteri

La chiesa di Santa Croce consacrata nel 1749 è un raro esempio di architettura religiosa rococò a Padova, ma le sue origini sono precedenti di alcuni secoli.

 

L’intitolazione della chiesa, nominata la prima volta nel 1181, e del popoloso borgo che si sviluppò attorno ad essa è legata alla presenza di un lebbrosario edificato in una zona appartata, lontana dalla città ma sull’importante via di comunicazione che giungeva sino a Roma, frequentata già in epoca romana per i traffici commerciali e percorsa soprattutto da pellegrini nel Medioevo.

Il borgo Santa Croce venne incluso come limite meridionale della città nella cerchia delle mura carraresi del Trecento, e quindi di quelle veneziane rinascimentali; ebbe forte sviluppo urbanistico a partire dal Cinquecento per i numerosi insediamenti religiosi e grazie alle famiglie nobili veneziane che sceglievano Padova per la loro residenza urbana.
Nel 1607 la Congregazione dei Clerici Somaschi fondò a Santa Croce un prestigioso collegio per l’istruzione e l’educazione dei giovani e per due secoli, fino alle soppressioni napoleoniche degli ordini religiosi, i Somaschi amministrarono anche la parrocchia. La nuova chiesa consacrata nel 1749 è opera dell’architetto Francesco Vecelli, un Clerico Somasco educato proprio nel collegio di Santa Croce.

Oggi il quartiere di Santa Croce, colpito dai bombardamenti del 1944 e pesantemente segnato dall'urbanizzazione del secondo dopoguerra, conserva ben poco degli insediamenti religiosi e delle ville che con i loro parchi privati occupavano la propaggine meridionale della città: il giardino Alicorno è tutto ciò che resta del parco della villa Trieste.

La facciata della chiesa, elegantemente decorata e messa in risalto dai due campaniletti cilindrici, bianca in contrasto con il corpo esterno della chiesa in mattoni, conclude la lunga fila di prospetti dei palazzi lungo il borgo Santa Croce, dal 1885 denominato Corso Vittorio Emanuele II.

 

L’interno riprende alcuni elementi architettonici e ornamentali della facciata: a navata unica conclusa da ampio presbiterio e profonda abside semicircolare, è dominato dall’armonia e dalla misura originarie, conservatesi nei decenni nonostante le numerose modifiche, che solo un occhio attento può notare. Inalterate sia la simmetria delle pareti regolarmente scandite dalle lesene che racchiudono altari, confessionali, porte e nicchie, sia la suddivisione verticale segnata da una fascia di cerchi intrecciati a bassorilievo su cui poggiano le finestre a balconcino, e dal cornicione sporgente a dentelli che regge la volta.
Le pesantezze dello stile barocco sono solo un ricordo nei decori in stucco simili a pizzi preziosi e trine leggere, che si posano sulla superficie della volta e su elementi di altari e acquasantiere a parete, e nelle ghirlande floreali e vegetali lavorate in rilievo sugli stipiti delle porte d’angolo, sulle balaustre del presbiterio, sugli altari e sulla bussola dell’ingresso principale.
Conviene far scorrere lo sguardo sull’intera volta che copre la navata: osservare gli stucchi dorati, il movimento della superficie creato dai finestroni che illuminano la navata, l’affresco di Nicolò Baldissini che campeggia al centro con Il trionfo della Croce, una scena ripresa da sotto efficacemente suggestiva.

Gli altari laterali mantengono la struttura originaria, ma soltanto il primo di destra, dedicato a Sant’Antonio, conserva la pala che aveva al momento della consacrazione del 1749: i santi Francesco di Paola e Giovanni Nepomuceno in preghiera ai piedi del Santo. Gli altri tre altari sono stati coinvolti in momenti diversi da cambi di intitolazione, per cui attualmente:

  • la tela raffigurante Tobia e l’Arcangelo Raffaele, già sull’altare dei Santi Angeli Custodi (che era il secondo a sinistra), si trova in controfacciata: qui, come di consueto, era collocato l’organo;
  • il primo altare a sinistra è dedicato a San Girolamo Miani, fondatore della Congregazione dei Clerici Somaschi;
  • sul successivo altare è stato posto nel 2003 un prezioso crocifisso ligneo del Quattrocento, proveniente dall’Oratorio della Salute: il pannello di fondo nasconde una tempera su intonaco del 1942 del padovano Giovanni Dandolo (1891-1961), con le sante Margherita Maria Alacoque e Rita da Cascia adoranti la figura di Cristo con il cuore raggiante di luce, altare intitolato al Sacro Cuore di Gesù;
  • sull’altare di fronte, il secondo a destra, si venera, dal 1810, la statua lignea della Vergine in trono col Bambino, una preziosa Madonna vestita, proveniente anch’essa dall’Oratorio della Beata Vergine della Salute in corso Vittorio Emanuele II dove era collocata sull’altare maggiore: veniva portata in processione il 21 novembre di ogni anno, festa solenne della Madonna della Salute da quando fu invocata, in tutto il nord Italia, durante la peste del 1631. Fino al 1810 l’altare era dedicato alla Sacra Famiglia, rappresentata nella tela che, tagliata per far posto all’immagine sacra “sfrattata” a causa dei decreti napoleonici, venne sostituita nel 1943 dalla tempera con i santi Camillo de Lellis e Leopoldo Mandić, opera di Teodoro Licini (1912-1979).
    Le tele originarie degli altari, compresa quella dell’alare maggiore e quella, perduta, della Sacra Famiglia, sono le ultime opere del vicentino Giambattista Mariotti (1690-1748).

Il visitatore che con il passo o lo sguardo abbia percorso la navata viene naturalmente condotto al fulcro dell’edificio: il presbiterio, sopraelevato e separato dalla navata tramite una balaustrata aperta al centro, articolato in coro, la parte anteriore, e abside che si apre dietro l’altare maggiore.

La cupola del coro, affrescata da Nicolò Baldissini con Esaltazione dell’Arca dell’Alleanza, appare sorretta dai quattro evangelisti in monocromo; gli stucchi bianchi con finiture in oro sopra le due finestre serliane a balconcino raffigurano strumenti musicali; delicati i ricami con i quali indugiano i telai dorati delle vetrate sottostanti da cui prendono luce due ambienti laterali. Dietro la quinta scenografica dell’altar maggiore si sviluppa l’abside profonda che accoglie l’organo e gli stalli del coro e, al centro della parete, la pala con Sant’Elena in adorazione della Croce, in una ricca cornice in stucco bianco e oro.

La preziosità degli stucchi e la raffinatezza delle finestre sottolinea la sacralità del luogo, e concentra l’attenzione sull’altare maggiore, vera macchina scenica: tabernacolo in forma di tempietto con colonnato e cupola, affiancato ai lati da due grandi Angeli adoranti in marmo bianco, opera di Antonio Bonazza (1698-1763), il più giovane della famiglia di scultori molto operosa in Veneto nel Settecento.

Infine un baldacchino in legno dorato pendente dal soffitto sovrasta e “incorona” l’altare: il gruppo scultoreo, due angeli ai piedi della croce vuota, rappresenta l’Esaltazione della Croce, un motivo proprio della dedicazione di questa chiesa.

 

Oratorio del Redentore

Annesso alla chiesa, con ingresso dal Corso Vittorio Emanuele II, è l’Oratorio del Redentore, sede di una confraternita sorta alla fine del Quattrocento, affrescato intorno al 1537 da Domenico Campagnola, Girolamo dal Santo e Stefano Dall’Arzere con scene della Passione di Cristo, e le figure intere dei quattro Santi Protettori della città.

Già sede della Confraternita del Redentore o del Corpo di Cristo, sorta alla fine del Quattrocento, fa parte di quell’affascinante capitolo di storia sociale e di cultura figurativa costituito dalle confraternite, o fraglie, ossia associazioni di laici che si costituirono a partire dal Trecento con scopi devozionali e assistenziali. Quasi tutte queste associazioni vennero soppresse dai decreti napoleonici, ma di alcune resta la sede, denominata oratorio o scuola, costituita da una sala rettangolare più o meno riccamente decorata

A Padova gli Oratori di San Rocco, di San Bovo e del Redentore, le scuole della Carità, del Carmine e del Santo erano sedi di altrettante confraternite e oggi si annoverano tra le maggiori testimonianze di cicli pittorici del Cinquecento padovano.

di Patrizia Dal Zotto

 

Presentazione del volume "La chiesa di Santa Croce in Padova".

Alla chiesa di Santa Croce e ai due preziosi monumenti ad essa legati, l’Oratorio del Redentore e la chiesetta della Madonna della Salute, è dedicato il secondo volume della collana di guide I luoghi dell’arte e della fede, curata dal Museo Diocesano di Padova, con testi di Patrizia Dal Zotto.

La chiesa di Santa Croce in Padova, di Patrizia Dal Zotto

La chiesa di Santa Croce in Padova, di Patrizia Dal Zotto, Ed. Scripta.

Il volume è acquistabile in chiesa rivolgendosi al parroco o al sacrestano, oppure presso il book shop del Museo Diocesano, in piazza Duomo.

Il volume verrà presentato sabato 10 dicembre 2016, ore 17.00, presso la sede dell’Associazione Comitato Mura di Padova, in via Raggio di Sole 2.

 

Chiesa di Santa Croce: riferimenti

La chiesa è solitamente aperta dalle 8 del mattino al tramonto, con una pausa dalle 12 alle 15.30. L’Oratorio del Redentore è visitabile, grazie ai volontari del CTG, nei mesi aprile-maggio-giugno e settembre-ottobre il martedì pomeriggio ore 16-18 e il giovedì mattino ore 10-12.

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Chiesa di Santa Croce
Indirizzo: Piazzale Santa Croce 44, Padova
Telefono: +39 049 8801438
Web: www.santacrocepd.it

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